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Non mi alleno, corro

10 curiosità su Daniele

1.

Daniele ama i tatuaggi. E tutti raccontano uno scorcio della sua biografia di corsa.
Tre leggendarie imprese fasciano il polpaccio sinistro: intorno al logo dell'altrettanto mitica Harley Davidson si stagliano le scritte UTMB (Ultra-Trail du Mont-Blanc), Spartathlon e Nove Colli Running, compiute tutte nel 2008.
Il palmares continua poi su braccia, spalle e petto con due motti di incitamento: «I'll never run alone» (non correrò mai da solo) a dimostrazione dell'individualità della maratona supportata però dalla compagnia delle persone e delle esperienze che vive nel mondo, e il dannunziano «Memento audere semper» (Ricorda di osare sempre) come continuo stimolo a se stesso e alla sfida dei suoi limiti.
Più figurativi sono invece un Leone delle Fiandre in ricordo dell'impresa individuale compiuta in bicicletta di ritorno dal Belgio – una settimana di pedalata per un totale di 1.400 chilometri – e figure africane a suggello delle maratone nel deserto. La chiesa barocca di Tihany sul lago Balaton è un promemoria dell'ultramaratona compiuta in quelle terre; uno gnomo tra le colline allude invece all'Antico Troi degli Sciamani in Cansiglio, una competizione di sua invenzione.
Emotivamente coinvolgente anche quello dei tre dadi con il pallino dell'uno evidente alla vista che rappresenta i 111 chilometri percorsi su tapis roulant a sostegno dell'associazione benefica Art4Sport della paraolimpionica Bebe Vio. Infine, la biglia da biliardo nera con il numero 8: un numero che identifica la sua data di nascita (l'8 giugno 1977) e il simbolo dell'infinito se disteso orizzontalmente. Ma Daniele ama anche darne anche una spiegazione più prosaica: «l'è l'ultima baeta a andar in busa, l'è l'ultima a morir!»

2.

È proprio durante l'Antico Troi degli Sciamani che Daniele incontra Valeria, sua compagna di corsa e di vita.

3.

Durante gli allenamenti quotidiani (venti chilometri al giorno dopo il lavoro), Daniele non corre, come molti, accompagnandosi alla musica di un iPod. Le sue corse si svolgono prevalentemente nei boschi del Cansiglio, motivo per cui preferisce la scelta «naturale» a quella «musicale».
«Le canzoni mi rovinano la poesia di questi posti – afferma – così come mi dà noia correre al chiuso su un tapis roulant, ma lo faccio solo per allenarmi in vista dell'impresa dell'8 gennaio. Due volte la settimana per dieci chilometri».

4.

Daniele non fa mai stretching dopo una corsa.
Il motivo è quantomai semplice: «Non l'ho mai fatto in vent'anni che corro e mi son sempre trovato bene così».

5.

Alle bibite energizzanti e agli integratori, durante le soste ristoro di una competizione, privilegia una Fanta, di cui è ghiotto bevitore, e le patatine snack confezionate.

6.

Dall'agosto del 1999, Daniele annota sulle sue agende personali e sui calendari le distanze corse quotidianamente. Ad oggi ha superato la soglia di 70 mila chilometri.

7.

Di professione Daniele fa il giardiniere, occupazione che lo impegna solo il mattino mentre nel pomeriggio può dedicarsi alla corsa.
«Mi ero stufato del lavoro in fabbrica, troppo claustrofobico e ripetitivo; amo stare all'aria aperta e se non facessi questo mestiere per il quale mi sono improvvisato da autodidatta – ma che mi riesce bene – con buona probabilità comprerei delle pecore e me ne starei tutto il giorno con loro al pascolo».

8.

«Quando corro entro in una sorta di trance in cui non sento fatica fisica e affanno respiratorio. Dopo qualche chilometro mi 'risveglio' e ritorno alla 'realtà'. Percepisco la fatica solo alla fine, dopo la corsa».

9.

Raramente Daniele ha abbandonato una maratona, indipendentemente dal tempo che ci stava impiegando. «Mi è capitato solo quando sentivo che non mi stavo divertendo o quando, nelle maratone che si svolgevano anche di notte, ero preda del sonno».

10.

Dal primo gennaio 2017 rinuncerà alla sua fluente e caratteristica barba, radendosi completamente e «monitorandone» fotograficamente, giorno dopo giorno, la sua ricrescita per un anno, fino al primo gennaio 2018.